Cuy, ovvero “Porcellino d'india”

Inviato da andreaperin | 8 Feb, 2010, 13:59


Quello che per gli italiani è un simpatico animale da compagnia, il porcellino d'india, per i peruviani delle Ande è uno dei più apprezzati animali da carne, il cuy.

Fin qui nessuna novità, le reazioni standard vedono l'orrore degli italiani da una parte e la nostalgia dei peruviani dall'altra, anche se conosco connazionali che lo hanno mangiato in vacanza e l'hanno trovato buonissimo e peruviani senza particolare passione perché vengono dalla costa, dove le abitudini sono diverse.

Sembra una situazione di stallo perché difficilmente, sia per motivi legislativi che per ragioni culturali, si potrà vedere in vendita al macellaio (o al pollivendolo?) il cuy. Neanche nei ristoranti dedicati alla cucina andina compare nel menù, con buona pace dei peruviani.

La realtà però, come sempre, è meno lineare. Tanto per cominciare esistono allevamenti “clandestini” di cuy, in campagna ma credo anche in casa, che riforniscono quelli che non ne possono fare a meno. Un mio amico italiano mi ha detto che il suo portinaio, anche lui italiano, gli aveva proposto l'acquisto di cuy: evidentemente il giro non è così chiuso. Pare siano costosi, ma insomma uno sfizio ogni tanto ce lo si può levare. Certo sarà più difficile in città preparare la pachamanca, un forno artigianale che si ottiene scavando un buco nella terra, dove si collocano pietre che si riscaldano con la combustione della legna e poi la carne precedentemente condita e macerata. Ma al forno si può cucinarlo lo stesso.

Ma soprattutto ho scoperto di recente che la storia del cuy in Italia come animale da carne non è solo legata all'immigrazione peruviana. Già nel Cinquecento era stato importato in Italia come ma secondo le cronache non ebbe alcun successo. Il suo nome volgare di porcellino d'india ci ricorda proprio che dalle Indie, cioè le Americhe come venivano chiamate in quel periodo, era stato portato in Italia. Nel ricettario del cuoco rinascimentale Bartolomeo Scappi, Opera. Dell'arte del cucinare la cui prima edizione risale al 1570, vi sono ricette dedicate al Coniglio d'India, che molto probabilmente è lo stesso animale.

Ma soprattutto Leo, un mio amico, mi ha raccontato che nell'astigiano, quando era ancora una zona povera, nelle stalle fino a pochi decenni fa si allevavano i porcellini d'india per mangiarli. E lo stesso mi ha raccontato una mia amica per l'alta Valle Camonica.

Nessun libro di mia conoscenza sulla cucina “tradizionale” ha mai riportato notizie del genere. E siccome non ho motivo di dubitare dei racconti, è più facile pensare che nelle situazione di economia non ricca anche i porcellini d'india, al di fuori delle cronache ma come consuetudine condivisa, era una risorsa come un'altra. E ce la dice lunga su chi si inventa le tradizioni popolari e tralascia magari le verità più scomode.

PS Qualcuno ha altre notizie del genere?

Nucato, ovvero croccante medievale

Inviato da andreaperin | 4 Feb, 2010, 19:20

È un periodo che sono concentrato sulla cucina antica, per via di un lavoro per il Castello Sforzesco di Milano. Vengo così a contatto con molte ricette ormai sparite dalla memoria e con altre che sono delle antenate di quelle attuali. L'aspetto più stuzzicante è che questi testi medievali e rinascimentali spesso comprendono sapori legati alle spezie, le quali costituivano il gusto alla moda dell'epoca (dei ricchi, intendiamoci) e che solo adesso, grazie all'immigrazione, stiamo riscoprendo.

Tra i piatti che mi è capitato di realizzare c'è questo Nucato, una sorta di croccante che si trova su un testo di cucina del XIV secolo di ambito toscano, ma in larga parte ispirato a un ricettario più antico, collocabile tra fine Duecento e inizi Trecento, della corte angioina di Napoli.

Del mele bullito co le noci, detto nucato

Togli mele bullito e schiumato, con le noci un poco peste e spezie cotte insieme: bagnati la palma de la mano coll'acqua et estendilo: lassa freddare e dà a mangiare. E puoi ponere mandole avellane in luogo di noci. (Anonimo toscano, Libro della cocina, secolo XIV)

Il gusto delle spezie è veramente una scoperta mentre si sgranocchia questo croccante sotto i denti, regalando sensazioni nuove a un piatto tutto sommato consueto. È divertente notare come queste sensazioni, che adesso sono una novità  e spesso sono considerate “scorrette” nei piatti italiani, qualche secolo fa non solo erano correttissime ma le spezie erano addirittura l'oggetto del desiderio in cucina. Questo nel caso si avesse bisogno di una conferma sull'identità mutevole a tavola e di come i cambiamenti siano un fattore normale.

Comunque, che spezie usare? Ci viene in aiuto una ricetta di un altro libro, della stessa epoca ma di ambito veneto:

Specie fine a tute cosse

Toi una onza de pevere e una de cinamo e una de zenzevro e mezo quarto de garofali e uno quarto de zaferanno

Pepe, cannella, zenzero, chiodi di garofano e zafferano, l'unica spezia coltivata in Italia. Ma poi ognuno fa come gli pare, e perché ad esempio negarsi il cardamomo o il peperoncino?

Peraltro, nella prova avevo poche noci e allora ho aggiunto gli anacardi, che nel medioevo nessuno sapeva cosa fossero...

Nucato (come l'ho fatto l'altra sera)

120 tra mandorle sgusciate, noci e anacardi, 100 g di miele, zenzero e cannello (1 cucchiaino in tutto).

Sciogliete il miele a fuoco basso, aggiungete le spezie e poi la frutta secca. Cuocete a fuoco basso almeno venti minuti, meglio se di più; prima di spegnere unite ancora un po' di spezie e poi stendete ad asciugare su carta forno (ma non usate assolutamente le mani come dice il testo originale). Lasciate raffreddare e asciugare qualche ora.

Odile Redon, François Sabban, Silvano Serventi, A tavola nel Medioevo, Laterza, Roma-Bari 1994, p. 282-283

Ludovico Frati, Libro di cucina del secolo XIV, Arnaldo Forni Editore, Bologna 1986 (Livorno 1899), p. 40

Mi sono ricordato tardi di fare una foto, ed era già quasi finito..

JallaJalla - Davide e il branzino aromatizzato allo zenzero

Inviato da andreaperin | 3 Feb, 2010, 12:12

 

Registrazione della trasmissione di venerdì 22 gennaio 2010 all'interno di JallaJalla a Radio Popolare di Milano.

In studio con Paolo Maggioni

22 gennaio 2010.mp3

Mc Italy e l'“hamburger etnico”: meticcio o pasticcio?

Inviato da andreaperin | 1 Feb, 2010, 11:34

Le pubblicità festeggiano un po' ovunque, anche i quotidiani ne parlano spesso: Mc Donald's è diventato glocal e in Italia proporrà una serie di prodotti studiati per essere di gusto locale e con ingredienti nazionali.

Da una parte, con un'interpretazione un po' disinvolta, c'è chi plaude al successo. Commerciale inanzitutto (1000 tonnellate di prodotti per un valore di 3,5 milioni di euro esulta il ministro Zaia) e poi anche quasi “ideologico”: il gigante del fast food ha perso la sua vocazione a essere identico a se stesso in tutto il mondo, si adatta ai gusti locali. C'è chi titola di “hamburger etnico”, una specie di prodotto meticciato (o pasticciato in questo caso?), dove un piatto statunistense viene realizzato con ingredienti e combinazioni italiane.

Dall'altra, ovviamente, è l'ennesima vittoria del capitalismo che sa adattarsi al mercato e, senza remore ideologiche e morali, campa bene e vende sempre di più. Il giro d'affare di Mc Donald's Italia ha aumentato nel 2009 il fatturato del 9,5%. Soprattutto, temo, non cambierà nulla nelle condizioni di lavoro, dell'eccesso di grassi nei cibi, nella filosofia di prodotto massificato identico ovunque, in tutta la penisola per ora ma pare lo troveremo anche in Francia e Svizzera.

Per chi non ha mai considerato che il “Camogli”, panino da autogrill, fosse meglio del cheese burger perché “italianissimo” , non cambia nulla.

Libri: Piersandro Pallavicini, “L'Africa nel piatto”

Inviato da andreaperin | 27 Gen, 2010, 12:00


Temo sia decisamente poco tempestivo scrivere una recensione su un libro pubblicato nel 2008, nondimeno mi è capito di conoscerlo solo pochi giorni fa e l'ho trovato veramente stuzzicante.

L'ho comprato da quei ragazzi che, appostati fuori da sedi di mostre, cinema, etc., ti propongono l'acquisto di libri. È un articolo per me sensibile, ma devo dire che spesso offrono titoli che non interessano, non di rado li ho trovati libri mediocri, così qualche volta li acquisto e qualche volta no. Praticamente sempre però quando l'argomento è la cucina.

Tanto per cominciare è riduttivo considerare “L'Africa nel piatto” un libro di cucina: le ricette sono un'esperienza personale che l'autore riceve da immigrati africani con cui entra in contatto e con i quali spesso condivide anche il pasto. Rispetto alla formula gastronomica insomma, prevale la dimensione dell'incontro e del racconto e la cucina diventa un'occasione per conoscere le persone e il loro rapporto con l'Italia, di come il loro cibo si coniuga tra nostalgia e adattamento. Così la cucina si riappropria del piacere della chiacchiera, della condivisione, del tempo che passa piacevolmente, fuori dalla frenesia un po' isterica delle performance gastronomiche.

Le ricette a volte sono “corrette” e a volte meno perché, anche se raramente, mancano gli ingredienti originali e ci si arrangia un po' con quello che c'è. I paesi toccati sono sette, tutti dell'Africa sub-sahariana: Camerun, Congo, Costa d'Avorio, Ghana, Nigeria, Senegal e Sudan.

È un libro piacevole da leggere e che mi ha fatto venire molta più voglia di mangiare di tanti altri testi.

Temo non sia facile trovarlo in libreria, probabilmente più comodo ordinarlo via web dalla casa editrice. Ma forse è meglio fare la posta ai ragazzi che vendono libri e cercare da loro

Piersandro Pallavicini, L'Africa nel piatto. 7 paesi e 17 ricette africane a prova di italiano, Edizioni dell'Arco, Bologna-Milano 2008, pp. 96 - 6,90 euro

http://www.ediarco.it/

JallaJalla - Daniela e Andrea e il pranzo scorrettissimo a Torchiera

Inviato da andreaperin | 21 Gen, 2010, 13:40

 

Registrazione della trasmissione di venerdì 8 gennaio 2010 all'interno di JallaJalla a Radio Popolare di Milano.

In studio con Paolo Maggioni

8 gennaio 2010.mp3

Branzino profumato allo zenzero

Inviato da andreaperin | 19 Gen, 2010, 13:35

 

Questa è una ricetta di Davide. Ci siamo conosciti qualche giorno fa: lui è cuoco e a volte, quando tempo e soldi lo permettono, produce per passione e in modo indipendente cortometraggi e documentari.

In questo momento sta avviando il progetto di un documentario che ha per oggetto il cibo, l’identità e la gastronomia; la costruzione della tradizione e il valore che essa ha per le comunità; la mentalità e il pensiero che hanno prodotto questa tradizione; la contaminazione con altre culture.

Già suo nonno era cuoco e lo zenzero se lo è sempre trovato in casa: è un sapore tradizionale per lui e ora si è trovato “raggiunto” dai nuovi gusti che stanno entrando in Italia. Tra una chiacchiera e una macchina da presa abbiamo trovato il tempo per una ricetta.

La ricetta del branzino... bè, non è proprio "branzino allo zenzero", ma piuttosto "branzino profumato allo zenzero", poiché io lo metto in marinatura. Sfiletto il pesce, lo condisco con pepe (magari di Sechuan - Cina), ci metto un rametto di timo, di rosmarino, dell'aglio in camicia tagliato per metà, delle fettine di cipollotto, fettine di zenzero sottili e del buon olio, quindi lo lascio riposare per almeno 15 minuti coperto. Io il filetto lo lascio sempre con la pelle. Passato il tempo, tolgo gli aromi, scaldo bene la piastra o la padella e ci metto il filetto dalla parte della pelle, quindi salo.

Posso usare anche lo zenzero in polvere, d'altronde una volta si trovavano solo le radici secche. Lo zenzero della marinatura lo posso passare sulla stessa piastra del pesce, e mangiarlo come accompagnamento.

Davide Colferai

 

 

Concorso “Ricette delle nuove famiglie d’Italia”

Inviato da andreaperin | 15 Gen, 2010, 16:44

Di questo concorso sono venuto a conoscenza qualche giorno fa, perché un'amica mi ha girato la notizia. A parte la piccola orticaria che il termine “nuove famiglie d’Italia” e il loghino tricolore mi hanno fatto venire (fanno tanto integrazione nel senso di “diventate come noi”), questo concorso ha una sua parte intrigante:

Vorremmo tuttavia andare oltre, tornare alle origini, capire cioè come nasce una ricetta, quale storia -o storie- si cela dietro l'alchimia di quei precisi ingredienti, per quali motivi quella ricetta si è tramandata nella microstoria di un determinato gruppo di persone e, al contrario, se con il tempo è giunta a noi modificata, quali sono i fattori che ne hanno determinato il cambiamento. Siamo curiosi, ma la nostra curiosità non è fine a se stessa. Assaggiando, gustando, scoprendo sapori nuovi e diversi provenienti da cucine di altre tradizioni rispetto alla nostra, ascoltando segreti e aneddoti, e magari cimentandoci poi in quelle stesse ricette, magari modificandole, sarà più facile conoscersi e ri-conoscerci.

Mi risale il prurito quando leggo che, “per aiutare”, definiscono delle categorie, in gran parte le stesse della cucina italiana tradizionale più qualcosa tipo “momenti esotici” (e qui mi gratto un sacco!):

antipasti, primi, secondi, contorni, dolci aperitivi, insalate, zuppe, ricette al bicchiere, ricette al cestino (ideali per picnic), ricette con le dita (finger food), ricette per i bambini, torte salate, panini sfiziosi, momenti esotici (ovvero quelle ricette che vi piace fare ma che appartengono alle cucine di altre culture).

Però mi chiedo se io sono solo uno snob, magari anche geloso delle iniziative altrui, e allora faccio la mia parte e lo pubblicizzo. Qualsiasi cosa che può aiutare a evolvere la cucina dal basso, a incrociare le tradizioni, a fuggire dalla cucina spettacolo e a immergersi nella cucina-racconto, va bene.

Il termine di consegna è il 31 gennaio 2010, e questo è il sito:

http://www.quantobasta-qb.it/

Un'ultima considerazione che non riesco a trattenere. Per esperienza so che le persone, spesso, anche quando modificano o “inventano” in cucina, non lo fanno consapevolmente come atto creativo. Specialmente nella cucina di tutti i giorni le aggiunte e i cambiamenti sono estemporanei, normali e casuali assieme. Per scrivere il libro spesso si è partiti chiacchierando e poi un po' alla volta, spesso senza accorgersi, venivano fuori le ricette. Il rischio è forse che queste ricette siano quelle degli “appassionati cronici”, gli sperimentatori compulsivi. Si rischiano magari ricette non frutto di vero meticciato, ma figlie di una cucina “fusion” (e vai che mi gratto ancora).

Però a volte penso di essere veramente snob...

JallaJalla - Tadao e gli spaghetti tonno, soia e ...

Inviato da andreaperin | 11 Gen, 2010, 14:34

 

Registrazione della trasmissione di venerdì 11 dicembre all'interno di JallaJalla a Radio Popolare di Milano.

In studio con Paolo Maggioni

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"Torta milanese" di Artusi

Inviato da andreaperin | 7 Gen, 2010, 18:29

In effetti questa non è una vera ricetta scorretta così come la intendo su questo blog, cioè un'esperienza personale di meticciamento di un piatto già esistente o di un incontro inedito di sapori legato alle diverse tradizioni culturali. Anzi, è una ricetta con una precisa paternità visto che è stata pubblicata da Pellegrino Artusi nel suo libro La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene (prima edizione nel 1891).

Però il suo incontro di sapori è così inconsueto per il palato odierno, in grado di suscitare in tutti quelli a cui la raccontavo sincero raccapriccio, che non ho saputo resistere alla tentazione di provarla.

E poi c'è niente di meglio che darsi delle regole per poterle poi infrangere.

Per farla breve quello che ha spaventato tutti in questa Torta milanese è il ripieno fatto di cioccolato e carne lessa, oltre a zucchero, uvetta, cedro candito, etc. La realtà è che non siamo più abituati, in Italia, al gusto dolce e salato assieme, che invece ha sempre caratterizzato la cucina fino al Rinascimento compreso. Questa è una torta infatti che denuncia la sua ascendenza antica proprio nell'incontrare un ingrediente per noi “salato” come la carne con altri dolci come la cioccolata (che nel Medioevo non esisteva). La torta poi era amatissima nel medioevo e nel rinascimento (le nostre torte salate arrivano da lì).

Senza contare che poi in Sicilia, ad esempio, non sono poche le ricette salate dove si aggiunge anche il cioccolato (come a Palermo nella Parmigiana di melanzane, mi ha raccontato Daniele).

Alla fine, Artusi ha scelto di metterla tra i dolci, dando più importanza a questa parte.

642. TORTA MILANESE

Per la stranezza della sua composizione sono stato a lungo incerto se dovevo farvi conoscere questa torta, la quale non ha bastanti meriti per figurare in una tavola signorile e per piatto di famiglia è alquanto costoso. Non è per altro da disprezzarsi, e siccome potrebbe anche piacere, come so che piace a una famiglia di mia conoscenza, che la fa spesse volte, ve la descrivo.

Carne tutta magra lessa o arrosto, di manzo o di vitella, netta da pelletiche o tenerume, grammi 200. Cioccolata, grammi 100. Zucchero, grammi 100. Burro, grammi 50. Pinoli, grammi 50. Uva sultanina, grammi 50. Cedro candito a pezzettini, grammi 25.

La carne tritatela finissima con la lunetta. I pinoli tostateli. L'uva tenetela alquanto in molle nella marsala e levatela asciutta prima di usarla.

Mettete la carne a soffriggere nel detto burro, rimestandola continuamente onde non si attacchi, e quando avrà preso un colore alquanto rossiccio levatela dal fuoco per lasciarla diacciare.

Sciogliete al fuoco la detta cioccolata, grattata o a pezzetti, in tre cucchiaiate d'acqua, e sciolta che sia uniteci lo zucchero e poi versatela nella carne, aggiungendovi i pinoli, l'uva e il candito e mescolando il tutto.

Ora formate una pasta frolla per rinchiudervi la torta come appresso: Farina di grano, grammi 170. Farina di granturco, grammi 80. Zucchero a velo, grammi 80. Burro, grammi 70. Lardo vergine, grammi 25. Un uovo. Vino bianco o marsala, quanto basta per poterla intridere.

Prendete una teglia proporzionata ove il composto non riesca più alto di un dito, ungetela col burro o col lardo, e con una sfoglia sotto ed un'altra sopra, quest'ultima tirata col matterello rigato, chiudetelo in mezzo.

Dorate la superficie col rosso d'uovo, cuocetela al forno o al forno da campagna e servitela diaccia.

La ricetta è facile (come seconda ammissione confesso che ho preso la pasta frolla già fatta; il cioccolato è fondente grattugiato): i miei commensali lo sapevano già e perciò niente sorpresa, ma poi l'hanno assaggiata anche altre amiche e amici “al buio”, e nessuno ha riconosciuto la presenza della carne. Anzi, il commento più usato come complimento è che la carne proprio non si sentiva, anche se poi a farci caso...

Prima di chiuderla

Non diventerà la ricetta della mia vita, ma non escluderei di rifarla, magari aumentando la quantità di carne in maniera da non nasconderne la presenza.

Pranzo scorrettissimo a Torchiera

Inviato da andreaperin | 30 Dic, 2009, 17:31

Menù veramente scorrettissimo quello preparato da Andrea e Daniela, ovvero dalla “trattoria La Lapide”. Nonostante il freddo glaciale, il mercatino biologico organizzato come di consueto ogni terza domenica dalla Cascina Torchiera (20 dicembre 2009), era regolarmente attivo: bancarelle di cibo e artigianato vario, persone coperte da giacconi-sciarpe-cappelli a malapena riconoscibili. Un appuntamento ormai consolidato e prezioso, che conferma il ruolo vitale raggiunto da cascina Torchiera e messo in pericolo dalla vendita del Comune di Milano.

Dentro la cucina, un po' più calda di tutto l'intorno, tra vapori e profumi, Andrea e Daniela hanno scodellato una trippa allo zenzero, una pastasciutta e uno sformato di verdure e formaggio. Ottima la trippa, soprattutto per la qualità della carne (non sbiancata dalla soda, da mucca “felice”) e insaporita dal “pizzichino” dello zenzero, posto nella frittua insieme al peperoncino, che stemperava l'umore forte della carne.

 La trippa è pronta

Buono lo sformato, preparato con la “straniera” feta, insieme a broccoli lessi e un po' di ricotta, e poi infornato.

Molto particolare la pastasciutta, con un mix di sapori ardito ma perfettamente riuscito, che mischiava suggestioni nordiche (le mele) con vigorosi sapori nostrani (il gorgonzola). Secondo le dosi fornite da Andrea, ci vogliono due-tre cipolle affettate nel soffritto, con una mela e mezza a pezzettini (la più aspra possibile), due-tre cucchiaini di miele e un etto e mezzo di gorgonzola alla fine per mantecare quando il frutto è sciolto. Nell'entusiasmo destinava quest sugo per condire la pasta a due persone, ma credo che per quattro sia più adeguato.

Tutti, anche quelli che non l'avrebbero presa avendo un'alternativa (come hanno ammesso durante la presentazione del libro), l'hanno apprezzata.

Complimento a cascina Torchiera, e totale solidarietà.

http://torchiera.noblogs.org/

 

 

Spaghetti tonno, soia e...

Inviato da andreaperin | 28 Dic, 2009, 18:26

 

Ho conosciuto Tadao a una cena siciliana che Daniele (complimenti Daniele) preparò per un gruppetto di amiche e amici qualche settimana fa. E così, tra arancini e riso al nero di seppia e in attesa di una cassata al forno (una bomba!), la chiacchiera è scivolata sulla cucina meticcia.

Tadao ha raccontato di spaghetti con uova di merluzzo e burro che si fanno in Giappone, ma le uova di merluzzo sono un po' introvabili in Italia e così ha proseguito con la ricetta di un'altra pasta, più veloce e con ingredienti rimediabili. Precisando che nessun italiano ha mai voluto assaggiarla, tutti colpiti da ribrezzo alla sola vista della preparazione del condimento: tonno, salsa di soia e maionese.

Devo dire che anch'io nutrivo qualche riserva sulla presenza della maionese, ma visto che ne volevo parlare a JallaJalla su Radio Popolare ho deciso di provare. Da solo, visto che tutti tutti (morosa, amici, amiche, parenti) si sono rifiutati. Per 150 g di pasta ho mescolato una scatoletta di tonno (naturale), un cucchiaio di salsa di soia e un cucchiaio di maionese (uno stupido tubetto industriale, che butterò via quanto prima perché non uso) e naturalmente un goccio d'olio.

Beh, devo dire che alla fine l'ho mangiata di gusto. Gli amici sostengono che ormai ho perso ogni senso del gusto. Può darsi, però meglio provare...

 

 

Risotto al melograno

Inviato da andreaperin | 21 Dic, 2009, 12:40

Anche questa ricetta è dell'amico Enrico Blasi, che già mi aveva dato quella della Pasta e fagioli con il cacao amaro, che devo dire sta diventando uno dei piccoli grandi classici della mia cucina. Questa me l'ha spedita un paio di mesi fa, e solo ora la pubblico (causa pigrizia). Le foto sono di qualche giorno fa, quando l'ho provata con gli amici con buon successo. Il melograno, mannaggia, non l'ho raccolto dagli alberi ma dal bancone di un supermercato.

È una ricetta sperimentata alcuni giorni fa, dopo aver raccolto alcuni melograni e avendo un vago ricordo di un riso mangiato in Iran, molto, molto tempo fa. A me è sembrato buono, ma avevo il palato nei ricordi, quindi...
Viene bene anche senza albicocche. Provalo, ne vale la pena, risulta un po' asprigno (melograno) e un po' rotondo (parmigiano). In origine usano il basmati. io, italianizzando, vialone nano.
Riso e melograno (dosi per 4 persone)
400 g di riso, 3/4 di litro di brodo, olio o burro (io uso l'olio per ragioni di colesterolo, ma secondo me il burro è meglio) altrimenti 50/50, 1 cipolla grossa, 1 grosso melograno maturo sgranato, 2 o 3 albicocche secche, qualche filo di zafferano (1/2 grammo), un pizzico di curcuma, parmigiano, pepe bianco.

Prendete i grani del melograno e ricavate il succo, tenendo da parte una discreta quantità di rgani interi da usare quasi a fine cottura. Fate imbiondire la cipolla e le albicocche a pezzetti nel burro, poi toglietele con un mestolo forato e mettetele da parte. Aggiungete il riso e lasciate tostare mescolando, a seguire il succo del melograno e via via tirate a cottura col brodo, aggiungendo il sale secondo le proprie abitudini; a tre quarti di cottura mettere le albicocche. A due minuti alla fine cottura aggiungete i grani di melograno interi e poi il formaggio grattugiato (non molto però, al massimo 70 g). Buon appetito.

Enrico Blasi

Vincitore in Italia del GOURMAND WORLD COOKBOOK AWARDS 2009

Inviato da andreaperin | 18 Dic, 2009, 12:45

 

 

Ho aspettato un po', ma in effetti la mia anima da narciso non poteva attendere ancora a lungo. Qualche mese fa la casa editrice venne contattata dagli organizzatori del GOURMAND WORLD COOKBOOK AWARDS 2009, concorso mondiale per libri di cucina, per sapere se desideravamo partecipare. Nessun premio in denaro o altro in palio, solo “gloria” e contatti editoriali: per poter competere per il “migliore nel mondo”, che si proclamerà a Parigi l'11 febbraio 2009, sarebbe stato necessario risultare il migliore nell'ambito della propria nazione secondo una giuria scelta dal Gourmand. L'Elèuthera non partecipa mai a concorsi o premi, a meno che non capiti addosso.

 


Per farla breve, Ricette scorrette è risultato il vincitore in Italia. Siamo ancora un po' increduli, però decisamente orgogliosi. Ora sto cercando un volo per Parigi....

 

 

Presentazione 20 dicembre 2009

Inviato da andreaperin | 17 Dic, 2009, 12:19

 

 

Domenica 20 dicembre, nel corso del Mercato Biologico e delle Autoproduzioni della Cascina Torchiera Senzacqua, presentazione del volume:

 

 

Ricette scorrette. Racconti e piatti di cucina meticcia, Elèuthera, Milano 2009
Alle ore 13.00, insieme a un “pranzo scorrettissimo” preparato dalle ragazze e dai ragazzi della “Lapide”.

 

 

Milano, piazzale Cimitero Maggiore 18.

 

 

È anche l'occasione per seguire e partecipare alle varie iniziative organizzate per resistere e denunciare le politiche di svendita e speculazione del Comune di Milano nei confronti di Cascina Torchiera.

 

 

http://torchiera.noblogs.org/