Mostarda con il kiwi


A volte il meticciato in cucina succede
dove non te lo aspetti.

L’altro giorno, a pranzo, mi passano la
mostarda da mangiare con il bollito e, tra i vari frutti, scopro che
c’è un kiwi. Nella mostarda non l’avevo mai visto.

Io adoro la mostarda, soprattutto
quella con frutta intera secondo la tradizione lombarda, ma apprezzo
anche quella veneta con la frutta grattugiata. È una conserva
di origine medievale tipica della pianura padana per consumare anche
d’inverno i frutti estivi, e ha ovviamente sempre usato i prodotti di
origine locale: clementine, fichi, pere, ciliege, albicocche, mele e
uva, per citare a memoria quello che ricordo mentre scrivo.

Probabilmente è sciocco stupirsi
per la presenza del kiwi, che ormai è diventato una normale consuetudine
dei nostri mercati e solo i più anziani di noi si ricordano di
quando era un frutto esotico. È originario della
Cina (Mihoutao),
importato in Nuova Zelanda agli inizi del XX secolo, e poi coltivato
in tutto il mondo; l’Italia pare sia il massimo produttore mondiale.
Probabilmente è così consueto che è sembrato un
normale passaggio inserirlo in una conserva così radicata sul
territorio e conservatrice nei suoi gusti.

Una breve ricerca sul web mi fa
scoprire che vengono prodotte mostarde solo di kiwi. Sugli scaffali
di un supermercato trovo poi un barattolo di una famosa ditta di
Cremona dove, a fianco della solita frutta (pesche, clementine, pere,
ciliege), compaiono anche kiwi e papaya. Sull’etichetta la semplice
dizione “frutta senza nocciolo”.

Insomma, un meticciato culinario
industriale senza alcuna dichiarazione, senza alcuna bandiera.
Probabilmente se non si legge l’etichetta non ci si accorge. È
probabile che l’inserimento di kiwi e di papaya non risponda ad
alcuna scelta gastronomica precisa e neppure “ideologica”:
avrebbero probabilmente scritto della presenza di questi frutti nella
mostarda. Forse semplicemente costano meno di quelli nostrani, oppure
rendono meglio. Sarebbe meglio definirlo un meticciato strisciante
piuttosto che convinto.

Per inciso, il kiwi era buono.

PS Non so se c’entra con il meticciato,
o se faccio un discorso da nostalgico, ma ho l’impressione che una
volta la mostarda fosse più piccante (quando pizzicava nel
naso). Non so se è perché la producono più dolce
per aumentare le fette di mercato (?), oppure se sono io che nel
tempo mi sono abituato al piccante. Mah…

Informazioni su Andrea Perin

Architetto museografo, cultore della cucina per passione
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