La campagna UNICEF “io come tu” e gli spaghetti al pomodoro

Qualche giorno fa il Comitato italiano per l’UNICEF ha promosso la campagna “Io come tu”, volta a proporre la riduzione delle ineguaglianze e il raggiungimento dei più vulnerabili ed esclusi, nello specifico bambini e degli adolescenti di origine straniera:

“La non discriminazione e l’inclusione sociale dei bambini e degli adolescenti di origine straniera richiedono l’adozione di misure legislative adeguate, quali una riforma della legge sull’acquisizione della cittadinanza (legge 91 del 2002) redatta secondo i principi di non discriminazione e superiore interesse del bambino alla base della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ma anche una attitudine sociale positiva nei confronti della popolazione straniera che risiede nel territorio italiano per scongiurare il rischio che a fronte di una parità sul piano legislativo si produca una discriminazione de facto dal punto di vista sociale. Per questo ‘Io come tu’ è una Campagna a favore dell’uguaglianza di tutti i bambini e gli adolescenti che vivono, studiano e crescono in Italia”.

www.unicef.it/iocometu

In una società come la nostra le leggi hanno di sicuro un loro peso, ma sono convinto che ancora più importante è la formazione culturale degli individui. Sono rimasto perciò un po’ sorpreso notando che, tra le immagini inevitabilmente accattivanti e buoniste della campagna, una rappresenta un gruppo di bambini che mangia, o meglio dire è “simpaticamente” impiastricciato di spaghetti al pomodoro.

Se è comprensibile che si possa ritenere utile utilizzare concetti e simboli semplici per trasmettere un messaggio, forse in questo caso è scappata la mano. È indubbio che gli spaghetti al pomodoro siano uno dei pochi e più condivisi elementi (e alimenti) identitari italiani – ancorché diffusi in molte cucine. Accostarli a bambini a cui si vuole riconoscere parità di diritti sembra suggerire che questo è possibile solo quando diventano italiani anche culturalmente.

Probabilmente non era l’intenzione, ma sembra un discorso a favore della integrazione, cioè dell’annullamento delle peculiarità culturali dei migranti che si devono omologare a quelle del paese ospite. Mentre continuo a pensare che sia invece il meticciato, cioè l’incontro e lo scambio senza pregiudizi, quello che può creare una società nuova e migliore.

Informazioni su Andrea Perin

Architetto museografo, cultore della cucina per passione
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2 risposte a La campagna UNICEF “io come tu” e gli spaghetti al pomodoro

  1. andreaperin scrive:

    Guarda, anch’io non ero sicuro di scrivere, pensavo di esagerare. invece alla fine mi sono convinto : in messaggi di questo genere tutto ha un significato e far mangiare gli spaghetti è sicuramente un messaggio non neutro. Ho pensato di mettermi nella parte dei migranti, che quando vogliono dirti che gli piace la cucina italiana ti dicono che gli mangiano gli spaghetti. Questo non toglie che probabilmente anch’io sono un po’ troppo “sensibile”.
    Comunque ora, con l’uscita del libro di Andrea Staid sul meticciato e relative presentazioni, avremo modo di vederci.

  2. Marco Bonello scrive:

    Beh, io sono un tuo fan e spessissimo d’accordo con te, questa volta forse esageri, però… in fondo, se abiti in Italia, il rischio degli spaghetti é altissimo, e fare una foto n cui mangiano il coscous (che adoro e cucino, fra l’altro) forse sarebbe stato eccessivo…. o no? A fare incazzare i bravi leghisti basta la bambina nera….
    Mi dispiace di non essere venuto a Milano alla Tua conferenza con l’amico Andrea stait, ti avrei conosciuto di persona moklto volentieri…. à la prochaine.
    Saluti meticci e un abbraccio

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