No-kebab a Forte dei Marmi

La notizia in sé appare stantia, direi una non-notizia: un’altra città, dopo Lucca, Bergamo e Cittadella (PD), ha varato una delibera di quelle che i giornali sbrigativamente definiscono anti-kebab.

“Non vogliamo diventare uguali a tutti gli altri posti, questo è un regolamento necessario per difendere la nostra identità culturale”. Parole che ci si aspetterebbe da un becero leghista, e invece sono del sindaco PD di Forte dei Marmi, Umberto Buratti. No ai fast-food, ai kebab, ai sushi-bar sul lungo mare o in centro, a favore delle tradizionali acciughe fritte, della spigola al forno e degli spaghetti alle arselle.

Questa è la notizia. Facile ironizzare e dire che ormai il PD non è più una vera sinistra, queste scelte sono frutto di una precisa attenzione economica “protezionista” ma anche figlie di un discorso sulle tradizioni da difendere che ormai è usato con fin troppa disinvoltura.

Siamo sicuri che imporre i cibi della tradizione (che spesso erano l’eccezione e non la quotidianità, a volte sono inventati), chiudere al diverso, vuol dire difendere la propria identità? La sensazione è che si rischia di creare un parco a tema, offrire un’immagine di città italiana che non esiste più (se mai è esistita), creare un’immagine tradizionale buona solo per i turisti: la Disneyland dell’italiano tradizionale.

La contaminazione esiste, la maggior parte dei ricchi commercianti locali sicuramente si ingozza di sushi alla moda appena chiude la porta del proprio esercizio, i loro figli sognano il panini del fast-food e tutti mangiano almeno una volta alla settimana il kebab. È sicuramente importante preservare le tradizioni, mediare le situazioni e trovare delle soluzioni, ma negare la realtà e chiuderla fuori completamente significa inventarsi una realtà fittizia. L’identità è un tema sdrucciolo, scivoloso e mutevole, forzare i confini è comodo ma fuorviante e scorretto, a meno che non ci si metta il costume e si reciti una parte.

E chissà quanti dei pesci cucinati nei piatti “tradizionali” vengono pescati nel mare di fronte a Forte dei Marmi e quanti invece arrivano congelati da chissà dove.

About Andrea Perin

Architetto museografo, cultore della cucina per passione
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1 Response to No-kebab a Forte dei Marmi

  1. Marco Bonello says:

    Bravo Andrea, sono d’accordissimo. Io che sono langarolo mi sono scandalizzato quando ho visto che cosa hanno fatto di Alba: una bella cittadina toscana, magari piacerà molto ai turistipeccato che Alba non fosse così. Io non sono un bacchettone, di natura, potrei andare a Disneyland e divertirmici pure, basta sia chiaro che sia un Luna Park e non un sito storico. Saluti e anarchia

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